STALKING

 

 

“Sì AMA solamente ciò in cui si

persegue qualcosa di inaccessibile,

quel che non si possiede”

(M. Proust)

STALKING

(ovvero “la sindrome del molestatore assillante”1)

Aspetti psicopatologici - terapeutici - giuridici

 

 

INTRODUZIONE

Le condotte di molestie (persecuzioni, minacce e violenze) da parte di pazienti sono state sempre catalogati nei diversi quadri psichiatrici, quale espressione agita comportamentale di un disturbo psicopatologico. In taluni pazienti, però tali condotte, rappresentano nel contempo una manifestazione estrema e disperata ricerca di una relazione interpersonale. Già all’inizio del secolo scorso, G. DE CLÉRAMBAULT2 aveva magistralmente descritto nell’ambito dei deliri cronici sistematizzati di tipo passionale la sindrome dell’erotomania caratterizzata da una convinzione delirante del paziente (“il postulato fondamentale”) di essere amata da una persona importante e altolocata. Oggi però il tema delle continue molestie sembra allargarsi sempre più ad aree della vita sociale esterne all’ambito psichiatrico. Il termine stalking (to stalk= braccare, fare la posta, pedinare) termine mutuato dalla caccia, è una nominazione recente riferentesi ad una classe di problemi che oscillano tra la psicopatologia e l’ordinamento giuridico. Spesso, però, si creano confusioni ed errori, sia nel trattamento terapeutico che giuridico dei soggetti coinvolti, in quanto, come a volte accade, si possono verificare dubbi e/o equivoci. In questa recensione sintetica si vuole presentare quali siano le caratteristiche effettive dello stalking e le possibili varianti sia dello stalker che della vittima. Da ciò si è delineata pertanto la formulazione di una intervista strutturata (Dialogo Strategico) 3 al fine di discriminare quando si è effettivamente vittima da stalking o se ci si trova di fronte ad una patologia psichica del soggetto che “subisce”, oppure se invece trattasi di stalker o invece di una persona affetta da una psicopatologia.

ASPETTI GENERALI DELLO STALKING

E’ un fenomeno psicologico e sociale nota come “sindrome del molestatore assillante” a cui aggiungerei “sconvolgente la salute psico-fisica dell’individuo”. Essa prevede una serie di comportamenti ossessivi dapprima gentili per poi dilatarsi in una cascata di comportamenti tesi ad ottenere il dominio psicologico o fisico della vittima. Il concetto di Molestie Assillanti riunifica quindi in un’unica categoria gruppi di azioni note e già descritte come parte di condotte devianti più complesse (l’erotomania o le molestie sessuali) ma anche atteggiamenti o gesti, in passato tollerati o solo lievemente sanzionati (lo Stalking venne per la prima volta considerato reato nel 1990 negli USA). Pertanto, pur essendo difficile definire e classificare il fenomeno dello stalking per la pluralità delle persone coinvolte alla comprensione (psichiatri – psicologi – sociologi – avvocati e giuristi), vi è un consenso nella definizione delle MOLESTIE ASSILLANTI come un insieme di comportamenti di sorveglianza e di controllo, ripetuti e intrusivi, volti a ricercare un contatto con la “vittima”: questa ne risulta infastidita, preoccupata, spaventata, ed è costretta a modificare lo stile di vita fino a manifestare una sofferenza psichica conclamata. Gli elementi fondamentali del fenomeno sono articolati da una triade:

un attore (stalker)

una relazione forzata tra due persone caratterizzata da una serie di gesti intrusivi finalizzati al contatto o alla comunicazione diretta

una vittima che attua risposte difensive; a ciò si può aggiungere:

una serie di comportamenti associati (atti di violenza su cose o persone). I comportamenti persecutori vanno considerati tali quando vengono reiterati nel tempo e contro la volontà della vittima

EPIDEMIOLOGIA

Aldilà delle celebrità (star-stalking) di Hollywood o nostrane (S. Williams, S. Stone, J. Foster, N. Kidman, S. Spielberg, I. Pivetti, C. Spaak, L. Pausini, M. Hunziker), oggi tale fenomeno riguarda tante altre figure, come le “help profession” (medici, psicoterapeuti, infermieri, ass. sociali, avvocati, magistrati). Moltissimi casi sono consumati all’interno delle mura domestiche. La maggior parte dei comportamenti assillanti vengono messi in atto da partner o ex-partner di sesso maschile ( in Italia 70%) con il 55% dei casi di età compresa tra i 18 e i 25 anni quando la causa è di amore respinto o di abbandono e superiore ai 55 anni quando invece trattasi di separazione o divorzio. In Italia l’86% delle vittime è donna: tra i 18 e 24 anni (20%); tra i 35 e 44 anni (6,8%); dai 55 anni in poi (1,2%). Più limitata è la ricerca sulle donne autrici di stalking. Uno studio internazionale evidenzia una tipologia di donna di circa 35 anni di età, razza caucasica, single ed eterosessuale, senza figli. Le vittime sono per due terzi maschi e per un terzo femmine, con predominanza di preesistenti relazioni intime. Per il 50-60% dei comportamenti offensivi non vi è denuncia ufficiale dalle vittime. Questo “dato oscuro” suggerisce l’importanza di effettuare campagne di sensibilizzazione, di protezione e di denuncia alle istituzioni competenti.

I COMPORTAMENTI DI MOLESTIE ASSILLANTI

Spesso lo stalker viene definito come una persona tranquilla che, travolta dalla passione, compie tali atti persecutori abbandonando i propri impegni o doveri quotidiani. Il rifiuto, non venendo percepito come volontà della vittima, crea una trappola (un autoinganno): “il rifiuto di accettare il rifiuto”. Egli non percepisce i feedback altrui. La personale visione distorta della realtà non gli permette di ammettere le disconferme divenendo così vittima del suo progetto sia di conquista che di vendetta. Nello stalker quindi possiamo distinguere due categorie di tentate soluzioni disfunzionali 4 :

COMUNICAZIONI INTRUSIVE (telefonate, sms, lettere, e-mail)

CONTATTI distinti in:

Comportamenti di controllo diretto (pedinamenti, spiare con istallazioni di telecamere, microfoni)

Comportamenti di confronto diretto (visite sul lavoro, avvicinamenti, minacce, aggressioni).

Telefonate 78%

Minacce di violenza 76%

Pedinamento 75%

Lettere e fiori 60%

Visite sul lavoro 40%

Appostamenti vari 40%

Violenza fisica di diversa entità 37%

Sorveglianza sotto casa 35%

Violazione del domicilio 26 %

Violenza sessuale 10%

Omicidio/omicidio familiare 5%

Omicidio/suicidio 5%

Tentato omicidio 3%

Lo stalker inizia di solito con comportamenti per lo più fastidiosi per arrivare ad atti persecutori francamente insostenibili.

Questi atti sono:

Consapevoli ed intenzionali;

Ripetuti con insistenza in qualsiasi ora;

Indesiderati, invadenti e psicopatologizzanti per la vittima.

Lo stalker condiziona quindi ogni momento della vita, della libertà, della privacy della vittima ponendola in un costante stato di allarme ansioso e di penosa attesa. Egli può essere di qualsiasi estrazione sociale e culturale, di solito è un partner o ex partner, un amico, un paziente o cliente, uno sconosciuto. Gli adolescenti possono incappare in tale fenomeno quando si trovano a vivere un sentimento di solitudine e di isolamento relazionale mediante un’ossessiva richiesta di amicizia e attenzione. Lo stalking non è quindi un fenomeno omogeneo. Dietro tali atteggiamenti si possono avere motivazioni molto diverse fra loro. Questo significa che gli operatori dovranno investire del tempo nell’analizzare il fenomeno con chiarezza e capire quali sono gli attori coinvolti, dove si verifica il fatto, quando si manifesta, come si svolge, a chi si rivolge e per quanto tempo (è citato in letteratura che il tempo può variare da 4 settimane a 20-30 anni di persecuzioni)

TIPI DI STALKER

Possiamo definire differenti tipologie di molestatori in base a ciò che ha spinto la persona a mettere in atto i comportamenti persecutori, e soprattutto in base al tipo di relazione con la vittima. Mullen e coll. (1999) distinsero cinque tipologie di stalker: il risentito, il respinto, il bisognoso di affetto, il corteggiatore incompetente e il predatore. Difficilmente si trovano le tipologie “pure”. In questa classificazione si ritiene opportuno accennare alle tentate soluzioni messe in atto dalla vittima per sbarazzarsi dell’intrusore e il modo di percepire e reagire al problema, nonché al tipo di relazione fra lo stalker e la vittima. Si fa presente che la serie di comunicazioni intrusive e di contatti intrusivi possono variare nel modo sulla base della particolare fenomenologia psicologica dello stalker.

1. IL RIFIUTATO

E’ di solito un ex partner abbandonato che ha avuto o ha cercato di avere una relazione affettiva con la vittima. E’ quello che diviene il persecutore dopo il rifiuto. In queste persone si alternano due obiettivi: 1) il desiderio di ripristinare la relazione; 2) il tentativo di vendetta per il rifiuto. Questa modalità può durare molto tempo e può esserci molta insistenza e intrusività fino a trasformarsi in ossesione. All’inizio invece il confine tra corteggiamento e stalking è molto sottile. Lo stalker rifiutato (marito, fidanzato, amante, amico) gioca un doppio ruolo: da un lato una persona che non riesce a vivere senza la sua ex e dall’altro come minaccioso e violento (sia fisicamente che verbalmente) fino all’uccisione della vittima come suo diritto di toglierla. Come denominatore comune c’è il controllo ossessivo. La vittima per sottrarsi alla persecuzione cambia scheda di cellulare, abitazione, si guarda alle spalle, vive in un tale stato di angoscia che ne compromette la vita sociale e lavorativa. Spesso la vittima in una fase iniziale compie l’errore di pensare che la persona sia ragionevole e rispettosa accettando, per non ferirlo, le telefonate, gli sms, gli incontri. Ma ciò non fa altro che peggiorare la situazione. Infatti lo stalker percepisce e reagisce non accettando la realtà, ogni rifiuto alimenta la tendenza al controllo e contatto con la vittima: questa modalità diventa anche un modo per controllare e fuggire dal proprio dolore. Egli non è in grado di decifrare chiaramente i segnali di rifiuto, anzi li riesamina sempre a suo vantaggio: “Non è lei che m respinge ma il suo nuovo amico/compagno o la sua famiglia… Ma farò di tutto per difenderla e portarla via da loro….”

2. L’OFFESO

E’ colui che vuole vendicarsi di un torto subito o presunto tale. Il sistema- percettivo-reattivo5dell’offeso è quello di avere la sensazione di non riuscire a vendicarsi e di non poter ridurre la rabbia.

Possiamo trovare in questa tipologia due sfumate differenze:

Colui che è stato realmente ferito emotivamente;

Colui che è convinto di aver subito ingiustamente un torto.

La voglia di vendetta induce l’offeso a mettere in atto comunicazioni e comportamenti di ostilità, di recriminazioni, di rinfacciare i “torti” e di aggressività. Possiamo rintracciare due varianti:

Quella amorosa, più frequente in cui non ci si rassegna alla perdita nutrendo invece la vendetta;

Quella professionale come quella del dipendente che decide di perseguitare il datore di lavoro nella vita privata per aver subito una “ingiustizia”.

Per lo stalker non sarà mai sufficiente la vendetta, il circolo vizioso sollievo-rabbia sarà sempre acceso. Egli non accetta il “torto” e ogni volta che ciò avviene non lo percepirà per quello che è in realtà a causa della spiccata suscettibilità personale alla ferita narcisistica. La vittima impaurita proverà a liberarsi di lui attraverso i rifiuti ma questi a loro volta alimenteranno sempre di più la rabbia e le insistenze dello stalker.

3. IL CORTEGGIATORE INCOMPETENTE (l’imbranato)

E’ colui che avendo scarse abilità relazionali, di corteggiamento o di savoir faire, mette in atto azioni disturbanti. Egli è di solito goffo, timido, agisce in modo grottesco, non riesce a sintonizzarsi con la “preda” diventando agli occhi della vittima stessa come un soggetto maleducato, irritante e intrusivo. Da un lato quindi troviamo la volontà di instaurare con la vittima una relazione amicale o amorosa, dall’altro la pretesa di possesso o di diritti non assecondati con conseguenti condotte moleste e aggressive. Questi molestatori non hanno una vittima ben precisa: essi di fronte all’insuccesso cambiano repentinamente e con tempi limitati un nuovo bersaglio. Essi non riconoscono la regola esistenziale: “se non puoi vivere senza una persona, non sei nemmeno in grado di vivere con lei”. Il modo personale di percepire e di reagire alla realtà è quella di una visione distorta delle proprie (in)capacità di corteggiare e relazionarsi in maniera funzionale. Tale situazione sfocia nel seguente circolo vizioso: non ricevendo l’approvazione delle persone e quindi percependosi rifiutato, il molestatore si innervosisce sempre di più incanalandosi verso una condizione di veri e propri atti persecutori.

4. IL BISOGNOSO (RICERCATORE) DI AFFETTO

Egli spera di essere amato e qualsiasi “malinteso” (un sorriso, una gentilezza, uno sguardo, un gesto) viene registrato nella mente come l’inizio di una relazione. Questa tipologia la troviamo spesso anche nell’età adolescenziale. Spesso si verificano verso personaggi dello sport o dello spettacolo in cui lo stalker idealizza e vive la relazione come se fosse reale.

5. IL PREDATORE

Lo scopo principale è invece di avere un rapporto sessuale con la vittima. Tali predatori sono sempre di sesso maschile mentre le vittime possono essere donne o uomini, adulti o minori. Questi personaggi pianificano con piacere e precisione l’agguato provando un senso di potere e di eccitamento nel progettare e di far sentire la vittima braccata ed intrappolata in una miscela di emozioni intense di terrore, dolore e blocco.

LA VITTIMA

Il coinvolgimento emotivo o i sentimenti di vergogna e di ritorsioni confondono coloro che “sono amati quando non amano più” non valutandone obiettivamente gli atteggiamenti e comportamenti aggressivi ma giustificandoli e ridimensionandoli: si ritardano così le reazioni difensive e i provvedimenti legali da effettuarsi. A volte la vittima resta in silenzio in attesa che lo stalker rinunci alle sue azioni molestanti o perché non sa a chi e come rivolgersi per ricevere aiuto oppure perché sottovaluta la gravità quando l’evoluzione molestante è tale da non permettere di organizzare un’adeguata difesa. Spesso la vittima si isola progressivamente dalla vita sociale e solo il 20% dei casi vengono denunciati alle forze dell’ordine. Distinguiamo tre tipologie di problemi legate alle vittime:

La vittima che viene perseguitata nel presente, resta immobile rinunciando alla lotta;

La vittima che è perseguitata nel presente ma si attiva e chiede aiuto per liberarsi dallo stalker;

La vittima che è stata perseguitata nel passato, ma vive ancora l’evento come se fosse presente (Disturbo Post Traumatico)-

QUALI SONO LE TRAPPOLE DELLA VITTIMA?

La gentilezza: “all’inizio sembrava un bravo ragazzo, premuroso, gentile…poi…col tempo è diventato soffocante, controlla ogni cosa, dove vado, con chi parlo, mi controlla il cellulare, le chiamate, gli sms…niente riesce a tranquillizzarlo”. Sembra quindi chiaro che più la ragazza lo rassicura più si alimenta il circolo vizioso.

I figli: essi vengono utilizzati dallo stalker per entrare in contatto con la vittima. Si attuano le tentate soluzioni alternate da chiusure totali a momenti di incontri o inviti per chiarire e risolvere la questione.

“se mi lasci o non mi rispondi mi uccido” : traumi precedenti di quell’esperienza perseguita la vita della vittima nel presente (“L’ombra del passato è presente”).

GLI ATTEGGIAMENTI DELLA VITTIMA

La tentata soluzione per eccellenza della vittima per difendersi dalle persecuzioni sono caratterizzate da comportamenti ambivalenti (paura-rifiuto-risposta): tali comportamenti ambivalenti (invece di effettuare una netta e definitiva chiusura) alimentano ancora di più le speranze dello stalker che pensa che prima o poi riceverà una risposta.­­­­­ Altra tentata soluzione è negare la realtà: “evito di pensarci per non soffrire”, oppure si impongono delle scelte radicali (cambiamento di abitazione, di stile di vita, di lavoro, città, acquistare un ‘arma di difesa etc.). Altro tentativo è la richiesta di aiuto a parenti o amici, spesso però si desiste per il timore che anche questi possano essere minacciati dallo stalker.

CONSEGUENZE CLINICHE COLLATERALI ALLE PERSECUZIONI FISICHE E PSICHICHE

Traumi fisici di diversa entità

Disturbi d’ansia

Disturbo ossessivo compulsivo (pensieri e azioni ripetuti per un certo numero a volte per scongiurare magicamente il pericolo: “l’eccessivo controllo fa perdere il controllo”).

Disturbi alimentari:

Astinenza dal cibo per distrarsi dal problema curandosi con il digiuno protratto e il conseguente dimagrimento come una sorta di anestesia percettiva e emotiva: “si esce da una prigione per ingabbiarsi in un’altra”;

Bulimia: il cibo diventa l’amico fidato che non fa soffrire: ingrassando ci si protegge dalle relazioni interpersonali.

Comportamenti autolesivi

Tagliandosi, strappandosi i capelli o le sopracciglia è come sedarsi dal dolore e dal senso di colpa.

Vergogna

Chiusura emotiva e relazionale

Stati depressivi con percezione d’essere “soli e senza aiuto” (helplessness).

Disturbo post traumatico da stress: la persona tenta di dimenticare ciò che è indimenticabile: il trauma (si dovrebbe “passare in mezzo al dolore” per poi venirne fuori ricollocando il passato nel passato rendendolo inoffensivo).

FENOMENOLOGIA E PSICOPATOLOGIA

VITTIMA: è di solito una donna ma non è escluso che possa essere un uomo o un vicino di casa, o un personaggio dello spettacolo, un giudice, un medico, uno psicoterapeuta o un collega di lavoro etc… Spesso il tipo di donna perseguitata è portatrice di problemi psicologici e di conflittualità non risolta che mantiene con il molestatore un legame ambivalente, pieno di fraintendimenti e sottintesi di non chiaramente definito o di rifiuto verbale del legame (ma non emotivo) che si intende sciogliere. Pertanto la vittima (consapevolmente o meno) assume il ruolo di: provocatrice; induttrice; favorente; consenziente. Spesso è incapace di rispettare e far rispettare le regole, i tempi e i limiti propri di ogni relazione umana. La vittima è talvolta casuale, che vive da sola per cui diventa fonte di forte eccitamento erotico e di persecuzioni dirette o indirette.

MOLESTATORE: è un soggetto che non è in grado di elaborare la ferita narcisistica del “rifiuto” più o meno elegantemente esplicitato.

Nell’ambito psichiatrico la “galassia dello stalking” presenta una coesistenza di comportamenti clinicamente riconducibili a condizioni personologiche e psicopatologiche altamente differenziate. Lo stalking infatti non è una diagnosi ma semplicemente un’etichetta comportamentale impiegata ai fini descrittivi e giuridici.

In ambito psicopatologico ci troviamo di fronte a una sindrome complessa ascrivibile ad una delle seguenti tipologie cliniche:

(A) 1) Disturbi di personalità 6 (antisociale, narcisistico, paranoide) a organizzazione “borderline” o a struttura perversa, con o senza abuso di sostanze;

       2) disturbi parafilici 7

      3) disturbo ossessivo-compulsivo con funzionamento “al limite” o perverso (sadico);

(B) 4) disturbo delirante (erotico, di gelosia, persecutorio);

       5) schizofrenia paranoide;

    6) fase maniacale del disturbo bipolare;

    7) ritardo mentale medio-grave;

      8) disturbi correlati a danno organico cerebrale (da trauma cranico, da sostanze tossiche, da degenerazione primaria o mista).

Nei primi tre casi la patologia mentale e il correlato comportamento si manifestano attraverso tratti o disturbi schizoidi o schizotipici, funzionamenti di tipo narcisistico, paranoideo e organizzazioni borderline di personalità (persone gravemente disturbate). Nei secondi cinque, più rari, le molestie si innestano in percorsi psicopatologici intrinseche alla patologia sottostante e che si discostano nettamente dalla psicogenesi e dinamica tipica dello stalker. Il comportamento molestante varia da quadro a quadro, sia come frequenza, sia come intensità, sia come intenzionalità e finalismi, e sia come conseguenza sotto il profilo del danno psichico e/o fisico alla vittima. Al di fuori della franca patologia psichica, la personalità del molestatore appare superficialmente piacevole, accattivante, socievole, convenzionale. In realtà è invece fredda, egocentrica, cinica, incapace di empatia, manipolatrice, solitaria e isolata (elevato distacco emotivo e sociale). Insincerità, mendacio, senza rimorsi o colpa, insensibilità, egosintonia, sono tutte condizioni presenti in molti tratti tipici della personalità psicopatica (sarà dedicato un capitolo a parte in quanto, secondo lo scrivente, tale condizione viene compresa erroneamente nella categoria del “Disturbo Antisociale di Personalità”). A livello profondo si presentano tratti di insicurezza (sentimento di impotenza, inferiorità, ricerca della solitudine, scoraggiamento), tratti sensitivi (scarsa autostima, timore del giudizio esterno, ipersensibilità, permalosità), tematiche vittimistiche e persecutorie, ipercompensazione maniacale e narcisistica. Il molestatore presenta più frequentemente le seguenti motivazioni: la vendetta, la vergogna, il rancore, la rivolta alla vanità offesa, il timore del ridicolo del proprio ruolo di maschio, l’ipertrofia dell’amor proprio, il timore dell’abbandono, la gelosia, l’offesa, l’onore violato, l’invidia, la promessa infranta. Molti di questi temi si riscontrano nella donna stalker. In quest’ultima il dato clinico prevalente è quello di un disturbo di personalità (di gruppo B o di tipo Dipendente) o di una psicosi allucinatoria. E’ interessante notare che nell’anamnesi delle donne sia statisticamente significativa una storia di vittimizzazione e abuso e che nonostante ciò cercavano e perseguitavano lo stesso abusatore, soprattutto per indurlo a convivere con lei. Trattasi di donne fortemente traumatizzate e dipendenti, che colpevolizzano se stesse per la violenza subita e mostrano una modalità di attaccamento insicuro verso il il partner-abusatore: seguendolo, telefonandolo o minacciandolo di farsi del male se non fosse ritornato insieme a lei. In questa varietà di comportamenti e di finalismi della condotta, è dunque possibile tracciare un IDENTIKIT DELLO STALKER come soggetto che, a seconda dei casi, è caratterizzato da:

Difficoltà ad accettare un vero o presunto rifiuto;

Malinteso senso del proprio ruolo individuale e sociale;

Bisogno di controllo e dominio assoluto;

Scarsa capacità di creare e mantenere le relazioni con le persone in maniera adeguata ;

Perversione della comunicazione e delle relazioni oggettuali, incapacità di rispettare i confini fisici e psichici dell’altro;

Labilità e instabilità emozionale;

Tratti narcisistici, paranoidi, istrionici di personalità;

Disturbi parafilici;

Disturbi psicotici di vario tipo.

IL COLLOQUIO INVESTIGATIVO

È una intervista strutturata finalizzata ad aiutare le forze dell’ordine e le istituzioni sociali per identificare se lo stalking sia un fatto reale o una fantasia soggettiva. Si tratteggeranno quindi delle linee guida generali in quanto l’argomento è di gran lunga più ampio nelle sue componenti epistemologiche e strutturali cliniche. Come poter allora distinguere un reale quadro di stalking dai quei comportamenti seppur fastidiosi ma non tali? E’ stata elaborata un’intervista strutturata costruita sul modello del dialogo strategico usata in ambito clinico- educativo (Nardone- Salvini, 2004). Il primo passo consiste nel formulare al soggetto una serie di domande chiuse che propongono due alternative di risposte atte a definire con chiarezza il funzionamento del problema e a definire quando ci si trova di fronte ad un genuino caso di stalking oppure ad altre forme di disagio. Si utilizzeranno poi un serie di parafrasi ossia di riassunti delle risposte per ricevere una conferma sulla comprensione del problema senza interpretazioni o giudizi personali.

Il colloquio investigativo può essere diviso in due parti:

a) Una più dedicata alle indagini degli psicoterapeuti o degli assistenti sociali, avvocati, forze dell’ordine.

b) Un'altra di maggiore competenza per gli psicoterapeuti esperti.

Bisognerà quindi come primo obiettivo stabilire chi arriva a chiedere aiuto: stalker-vittima-coppia con problemi-persone con disagi psichici o mitomani.

PROCEDIMENTO

DEFINIRE CHIARAMENTE LA SITUAZIONE

Qual’è il problema? Da quanto tempo la tormenta? Con quale frequenza? Come cerca di entrare in contatto con lei? La contatta telefonicamente? La pedina o la spia direttamente?

Ricordiamo le cinque tipologie di stalker con grado di pericolosità diversi; quindi è importante valutare la reale pericolosità e quale intervento effettuare..

LE TENTATE SOLUZIONI:(T.S.)

A) T.S. PERSONALI: Risponde? Lo ignora? Vi siete mai incontrati per chiarire o ha preferito non vederlo? Evita? Si nasconde? Ha parlato con qualcuno o si è tenuto tutto dentro? L’ex ha cercato solo lei oppure anche i suoi familiari o amici?

B) T.S. DELLE PERSONE VICINE

Cosa fanno i suoi parenti-amici-partner etc per aiutarla a risolvere il problema?

(spesso-come scrisse O. Wilde-“Con le migliori intenzioni si possono compiere i peggiori delitti”)

TIPOLOGIA DI CONTATTO

Vi vedete tutti i giorni? Avete amici/frequentazioni in comune? Avete dei rapporti sessuali saltuari seguiti poi da rifiuti? (è importante qui ridefinire il ruolo dell’ “amante”)

DA QUANTO TEMPO – CON QUALE FREQUENZA?

Ricordiamo che si parla di stalking quando i comportamenti persecutori (molestie e minacce) sono: ripetuti nel tempo, violenti e consistenti e che creano nella persona offesa una paura per la propria incolumità o per i propri familiari o amici tale da indurre in maniera significativa una modifica del proprio stile di vita.

PICCOLA PROCEDURA ESPLICATIVA

Esempio: “sono vittima dello stalker”

Qual’è il problema?

Cosa intende per stalking? Chi la tormenta? E’ un uomo o donna? Che cosa intende “la perseguita”? Da quanto tempo la tormenta? È la prima volta che le succede oppure in passato era già stata vittima? (se affermativo si chiede: come è riuscita a liberarsene?).

Cerca con lei un contatto quotidiano oppure è saltuario?

Ci sono periodi che non è stata cercata oppure la cerca di continuo?

Si sente costantemente sotto osservazione e/o in pericolo di salute?

In che modo cerca di mettersi in contatto con lei: telefonate-sms-spiandola-pedinandola o cercandola direttamente? Quante volte si apposta sotto casa? Una, due volte la settimana? (la frequenza fa la differenza tra comportamento normale o patologico). Sente la pressione psicologica di questa persona e ha messo in atto comportamenti difensivi poiché si sente controllata?

Dopo queste domande con cui si è indagato sul tempo e il modo in cui avviene la persecuzione è bene riassumere (parafrasare): “mi corregga se sbaglio…da circa 10 mesi si sente tormentata dal suo ex marito che cerca di controllarla passando sotto casa sua ogni giorno e le invia sms e continua a telefonarle in qualsiasi ora del giorno e della notte…”

C) Successivamente si indagano le TENTATE SOLUZIONI (esse sono dei riduttori di complessità che ci fanno comprendere come funziona e come si mantiene nel tempo il problema) messe in atto per liberarsi del problema: Risponde o ignora? Vi siete incontrati o ha evitato di vederlo? Quando ha risposto cercando di spiegargli le sue motivazioni di rifiuto…egli sembrava che comprendesse oppure si è riacceso in lui il fuoco della passione-ossessione? Si è mai sentita minacciata fisicamente oppure ha paura che possa accadere? Ha la sensazione che lui si voglia vendicare o solo di riconquistarla per tornare ad avere il controllo su di lei?

N.B. Spesso la vittima con l’intento di essere lasciata in pace risponde sfinita alla trappola dello stalker facendo alimentare in lui un’ulteriore sorta di speranza o di ricerca ossessionante di contatto con la vittima. È fondamentale quindi individuare nell’intervista il grado di tipologia e pericolosità dello stalker: l’offeso cerca di vendicarsi, il rifiutato cerca di riconquistare, il predatore cerca di possedere e dominare. In questi casi bisogna valutare se il problema è grave per attivare (oltre la psicoterapia) una serie di precauzioni e limitazioni che la legge oggi consente di bloccare.

D) PARAFRASI RISTRUTTURANTI: si riassume e si chiede conferma.

E) Si indaga poi sul grado di SOCIALIZZAZIONE e COMUNICAZIONE della vittima:

Esce da sola, in compagnia oppure evita, si isola per non coinvolgere se stessa o le persone a lei care? Ne parla con qualcuno o tiene tutto dentro? (a volte la vittima non ne parla perché si vergogna di essersi innamorata di un tipo del genere). Il suo ex ha cercato contatti solo con lei oppure ha cercato i suoi familiari-amici-conoscenti? La sua vita di interessi relazionali e sociali è rimasta la stessa oppure ha subito delle modifiche a causa delle persecuzioni?

F) Si indaga sulle EMOZIONI: Lo ha sentito molto insistente oppure ha paura che possa accadere qualcosa? Ci sono momenti che sta bene o ha paura? Vergogna? Rabbia? Disperazione o voglia di arrendersi e di tentare il suicidio?

G) PARAFRASI RISTRUTTURANTI: (si effettua un riassunto per confermare quanto viene riferito). Ora, durante il colloqui si possono individuare anche dei casi in cui non ci sono i presupposti di un vero stalking: spesso arrivano sia nei commissariati che nello studio dello psicoterapeuta, magari contemporaneamente, persone affetta da disturbi di personalità (diffidenti, sensitive, persecutorie, rivendicative, grandiose, autosuggestionabili, instabili emotivamente) o fenomeni di “contagio emulativo” oppure di recriminazioni ossessive o addirittura lo stalker che è inconsapevole di esserlo e che, al contrario, pensa di essere lui stesso la vittima. Quindi attraverso il colloquio investigativo si raggiungono due obiettivi: 1) se trattasi di vero stalking e/o di un pericolo di vita; 2) se la persona presenta una problematica di pertinenza psicopatologica.

CENNI PSICOTERAPEUTICI

(“Se modifichi il tuo atteggiamento verso le cose, finirai per cambiarle”)

AIUTARE LA VITTIMA

“Finché il fuoco viene alimentato esso vive, altrimenti si spegnerebbe”

L’uomo ha un bisogno universale di desiderio di contatto, di sentimenti, di amore, e di relazione con gli altri. Allo stesso tempo egli cerca la sua libertà costruendo una sorta di equilibrio di relazione e di rispetto sano con il suo simile, di delimitazione del proprio IO. Quando invece ci si spinge verso la pretesa, la persecuzione o l’ossessione ripetitiva ed indesiderata di richiesta e controllo, si viene ad innescare una relazione disfunzionale, di disagio e di perdita della libertà personale. Fondamentale, come sblocco iniziale (per poi procedere in una ristrutturazione cognitiva-emotiva e comportamentale e relazionale della vittima) è focalizzarsi di interrompere il circolo vizioso delle tentate soluzioni che complicano il problema del paziente/vittima. La strategia principale è l’assenza di qualsiasi contatto con lo stalker: il comportamento migliore è nessuna risposta, perché qualsiasi risposta, seppur ragionevole (ad es. rispondere di non voler più contatti diviene per il carnefice già una forma di rapporto che lo spinge a perseverare per ottenere la ricompensa) aprirebbe la porta ad un’altra serie di domande-richieste-persecuzioni. Pertanto si ristruttura: “Ogni volta che cerchi di scacciarlo scrivendogli un sms o rispondendo alle lettere o sms, in realtà…invece di allontanarlo, lo avvicini sempre di più a te. So quanto è difficile per te…ma pensaci…ogni volta che gli rispondi per allontanarlo…ottieni l’effetto contrario… cioè lo avvicini sempre di più a te…pensaci…” Oppure si potrebbe stimolare il cliente a riflettere su “COME PEGGIORARE”: “se tu volessi volontariamente e deliberatamente peggiorare invece di migliorare la tua situazione…cosa potresti fare o non fare, pensare o non pensare per peggiorare la tua attuale situazione?”. Questo ritornello ripetuto e cadenzato più volte, con stile ipnotico, non ha l’intenzione di mettere in pratica le risposte ma solo di far riflettere ogni mattina la persona offesa per poi riferire i risultati teorici al successivo incontro. Con ciò si fanno emergere le tentate soluzioni disfunzionali della vittima suscitando al tempo stesso un’avversione alle proprie strategie controproducenti (stratagemma cinese: “se vuoi raddrizzare una cosa impara prima a storcerla meglio”). Ovviamente per la vittima perseguitata nel presente che ha una paura costante senza però arrivare a forme invalidanti di rassegnazione, si può intervenire con metodiche terapeutiche specifiche sul disturbo di ansia e/o evitamento fobico. Per le vittime invece perseguitate dal passato che quindi vivono il problema traumatico, sarà invece trattato come un disturbo POST-TRAUMATICO da STRESS. In questo caso le tentate soluzioni della vittima è cercare di non pensare. Ma pensare di non pensare è già pensare e quindi il soggetto finisce in una logica che paradossalmente lo vincola di più al passato e alla sofferenza. Si consiglierà pertanto un intervento integrato: dall’Ipnosi, all’EMDR, al Diario del trauma, al trattamento cognitivo-comportamentale focalizzato sul trauma.

AIUTARE LO STALKER

Ad eccezione degli psicotici (che possono ricevere cure abbastanza efficaci attraverso il trattamento farmacologico e comunitario), bisogna considerare che questi autori di reato in buona misura sono soggetti connotati da disturbi di personalità i quali, non avvertendo una motivazione al trattamento, presentano un esito terapeutico positivo assai ridotto. Questi, infatti, considerati intrattabili sul piano terapeutico (o almeno perché non si sono ancora raggiunte delle metodiche efficaci), sono persone (gli psicopatici e i narcisisti) che in sede di perizia psichiatrica o comunque di confronto con le agenzie di controllo sociale, simulano disponibilità e pentimento, per poi agire, una volta liberi dal controllo sociale e giudiziario, in modo ancor più devastante. È realistico affermare che nei disturbi di personalità gravi, con la presenza di un Sè grandioso, pervaso da aggressività malevola, dall’incapacità al cambiamento, dalla menzogna abituale, si registrerà una prognosi infausta a prescindere da qualsiasi trattamento, tranne, forse, quello farmacologico integrato in strutture idonee con la totale presa in carico (con tutti i limiti, i costi e la scarsezza di personale qualificato a trattare tali gravi disturbi). Ci troviamo di fronte ad un fenomeno sociale che è antico nella sua genesi e coerentemente difficile da gestire con il graduale venir meno dei fattori “contenitivi” della nostra società, si prospetta quando una crisi difficile da gestire del tutto nuova nella sua attuale diffusione, nei quesiti e nelle risposte. Il crescente problema del costo sociale dello “stalking” si pone anche in rapporto al danno psichico causato alla vittima, spesso con la compromissione del funzionamento affettivo, sociale e lavorativo. Ci si dovrà ricordare che: la maggioranza degli stalker sono soli e socialmente incompetenti, ma tutti hanno le capacità di spaventare e turbare le loro vittime. Aldilà di queste precisazioni non certo ottimistiche, si possono avere diverse sfumature e possibilità: alcuni possono ricevere un trattamento terapeutico mentre per altri praticarlo in cui si arriva all’intervento giudiziario per omicidio o violenze sessuali, sarà più difficile per l’alta resistenza al cambiamento e per la mancanza della consapevolezza, della coscienza morale o della volontà di affrontare le personali problematiche. Possiamo ipotizzare nelle forme più lievi un trattamento psicoterapeutico misto (strategico-cognitivo-comportamentale-relazionale) che elencherò brevemente:

LO STALKER RIFIUTATO che si rende conto di essere intrappolato nel tentativo di recuperare un rapporto compromesso, può chiedere aiuto per accettare tale rifiuto. Si cercherà allora gradualmente a far decantare il suo dolore, la propria rabbia e il proprio desiderio di vendetta: quando si subisce una perdita, “il lutto non guarisce, ma può solo decantare”.

LO STALKER OFFESO può chiedere aiuto se si rende conto che non riesce da solo a placare il proprio risentimento. Sarà opportuno far defluire il fiume in piena dell’offesa per dirigerlo ad accettare il rifiuto creando così un graduale distacco emotivo.

LO STALKER IMBRANATO necessiterà di essere accompagnato in un percorso di acquisizione delle abilità relazionali, sociali ed estetiche (si farà una sorta di coaching per far emergere le personali risorse).

LO STALKER BISOGNOSO D’AFFETTO si lavorerà in una direzione più funzionale della giornata invece che accontentarsi di una illusione relazionale, cioè di una realtà inventata.

LO STALKER PREDATORE necessita di una proficua collaborazione con le istituzioni e le forze dell’ordine. Si può lavorare sul controllo della rabbia e violenza dapprima e sul raggiungimento di un equilibrio emozionale poi (amare per essere amati).

PREVENZIONE DEL FENOMENO STALKING

Quando il corteggiamento risulta ridondante, disturbante, insistente ed esasperante è allora importante che il fatto non venga sottovalutato per i concreti rischi di pericolosità. E’ fondamentale intervenire invece sulla persona che esercita pressione verso un soggetto che considera il “grande amore” ma senza che vi siano molestie vere e proprie. Qui è necessario che tale caso venga inviato al terapeuta al fine di evitare che si sviluppi nel tempo una vera e propria ossessione-persecuzione. Ogni intervento deve essere ponderato alla reale portata del problema: sottovalutare o ipervalutare ed iperintervenire (denuncia-querela-esposto) rischia di far degenerare il caso.

L’AMANTE RIFIUTATO

Ci troviamo in quella situazione che si colloca sul continuum fra stalker e vittima. In questo caso la vittima/stalker dovrà riconoscere il ruolo di amante e decidere se accettarlo con tutte le conseguenze oppure costruirsi una storia affettiva altrove.

LA RISTRUTTURAZIONE DEL RUOLO DELL’AMANTE

È una tecnica che permette un intervento sull’insorgenza di una ossessione che può trasformarsi in stalking. Nel momento che il soggetto accetta il ruolo di amante egli si libera dell’ossessione di conquistare l’altro. Se la persona rifiuta il ruolo di amante si utilizzerà la strategia della forza dell’avversione che prevede di mettere la paura contro la paura: “ogni volta che chiami o mandi sms a quel ragazzo in realtà lo stai spingendo ancor di più fra le braccia della rivale… Non ti sto dicendo di smettere di contattarlo, perché in questo momento mi rendo conto che non sei in grado di farlo, ti chiedo solo di pensare che ogni volta che lo farai lui scapperà sempre di più da te andando da lei…” Altri casi che pur non costituendo ancora dei casi di stalking sono spesso dei disturbi psicopatologici quali: disturbi ossessivi, mitomanie, disturbo dipendente di personalità, problemi di coppia etc…. a cui si potrà intervenire con varie metodiche (psicoterapia individuale, di coppia, sostegno farmacologico, etc.).

NOTE

1) LA SINDROME DEL MOLESTATORE ASSILLANTE.

Codice penale (dopo l’art.612 c.p.) Delitti contro la libertà morale ART. 612 bis (Atti persecutori). “Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita”.

2) I DELIRI PASSIONALI.

Si tratta di deliri “settorializzati” che si rifanno a un postulato iniziale, “il paziente non delira che nell’ambito di un suo desiderio.” La partecipazione affettiva è predominante e sovrasta ogni capacità di ragionamento. La soggettività del delirante passionale, dominata da un’idea prevalente annulla ogni oggettività: essa lo conduce, talvolta all’iperstenia, all’esaltazione e all’esacerbazione del sentimento di frustrazione, a dei comportamenti estremi, la cui incidenza medico-legale non deve essere sottovalutata ed impone allora delle misure di ricovero coatto. L’erotomania o delirio erotomaniaco è “l’illusione delirante di essere amato”. G. De Clèrambault ha fornito delle analisi semeiologiche e delle descrizioni esemplari di questo delirio sistematizzato. Le donne preferenzialmente interpretano un’intonazione della voce o qualsiasi altro indice di un’altra persona (generalmente un personaggio di un certo rango gerarchico, di una certa notorietà, una celebrità politica, artistica, ma anche il medico, il confessore) come l’espressione di un sentimento d’amore rivolto a loro. A partire da questo momento, tutta la vita ideo-affettiva è subordinata all’attività delirante ed alle sue implicazioni. Ad una prima fase, spesso molto lunga, di speranza e di attesa, seguono delle espressioni e della condotte incessanti (visite, telefonate, lettere e regali) nei riguardi della persona amata (oggetto); è lui che ha manifestato per primo i suoi sentimenti, solo il pudore ed una certa discrezione gli impedisce di esprimersi apertamente. Se egli è sposato, il suo matrimonio non è valido e deve essere annullato; ogni atto di tirarsi indietro e qualsiasi sgarbo sono considerati come prova supplementare di amore; sono gli altri i responsabili degli ostacoli che si incontrano. A questa fase segue quella dello scoraggiamento e del risentimento: lungi dall’essere una delusione o un disinganno amoroso, di per sé tristi e sconfortanti, si tratta propriamente, di un rancore, in cui non manca la speranza. Nella fase di risentimento cominciano a nascere le invettive, i ricatti e le minacce, che rischiano sempre di essere seguite da azioni pratiche contro l’oggetto amato. L’erotomania paranoica è molto rara, viceversa, dei temi erotomaniaci si riscontrano molto spesso all’inizio di una schizofrenia, così come frequentemente si osservano delle “fissazioni amorose” non deliranti nel quadro fantasmatico isterico.

3) DIALOGO STRATEGICO

Nell’ambito della psicoterapia breve, il dialogo strategico costituisce un approccio valido alla psicoterapia, in quanto utilizza in maniera mirata e rigorosa le tecniche persuasorie e suggestive della comunicazione per indurre le persone a cambiare le proprie disposizioni personali nei confronti della realtà. Il dialogo strategico si articola in 5 specifiche manovre comunicative: domande a illusione di alternativa; parafrasi ristrutturanti; evocare sensazioni; riassumere per ridefinire; prescrivere come scoperta congiunta. Così articolato, lo scambio comunicativo diviene strumento terapeutico, in quanto agisce contemporaneamente sui quattro livelli fondamentali della psiche: percezione, emozione, comportamento, cognizione.

4) TENTATE SOLUZIONI

Espressione che definisce i tentativi fatti, sia dalla persona che presenta un problema sia da quelle con cui è in relazione (inclusi i partner, gli amici, i precedenti terapeuti, lo staff medico) per cercare di risolvere, ma infruttuosamente, il problema stesso. Si sottolinea l’importanza di indagare su questi tentativi perché la loro individuazione permette al terapeuta di sapere che cosa non deve fare (tutte le modalità di soluzione che non hanno avuto successo non devono essere protratte o ripetute). Inoltre, si ascrive alle tentate soluzioni una grossa parte di responsabilità nella persistenza del problema: se si riesce a bloccare nel cliente ciò che ha aiutato a tenere in vita il problema, il problema allora scomparirà. Le tentate soluzioni sono un costrutto che finiscono per complicare la soluzione e far peggiorare il problema quando si reitera la medesima soluzione nonostante la persistenza del problema stesso. La rottura di questo squilibrio “patologico” si ottiene solo intervenendo sulle soluzioni disfunzionali adottate dal paziente.

5) SISTEMA PERCETTIVO-REATTIVO

Il disturbo psichico e comportamentale è determinato dalla modalità con cui il soggetto percepisce la realtà, realtà a cui reagisce con un comportamento disfunzionale (ritenuto però dall’individuo la reazione migliore a quella data situazione). Il ridondante ripetersi di tentativi fallimentari di soluzione del problema (le cosiddette tentate soluzioni), infatti, invece di portare alla risoluzione del problema lo alimenta, determinando la formazione di un vero e proprio sistema in grado di automantenersi e autocostruirsi tra tentate soluzioni e persistenza del problema. Questa dinamica circolare di retroazioni tende a mantenere la stabilità e l’equilibrio di tale sistema, anche se questo risulta essere disfunzionale per il soggetto. Viene così a strutturarsi quello che la psicoterapia breve strategica definisce un sistema percettivo-reattivo patogeno, che si esprime nell’ostinata perseveranza a utilizzare una strategia apparentemente produttiva, o che ha funzionato nel passato per un problema simile, ma che nell’attuale situazione funziona come riverberatore del problema stesso.

6) DISTURBI DI PERSONALITA’

La personalità è il pattern costante di comportamento ed esperienza interiore che si rispecchia nel nostro modo di pensare, di percepire, di agire, di vedere noi stessi e gli altri. I tratti di personalità sono spesso le caratteristiche distintive centrali che citiamo quando vogliamo descrivere qualcuno. Distinguiamo 10 disturbi di personalità (DSM-5) suddivisi in tre gruppi:

GRUPPO A (Disturbo paranoide-schizoide-schizotipico di personalità);

GRUPPO B (Disturbo antisociale-borderline-istrionico-narcisistico di personalità);

GRUPPO C (Disturbo evitante, dipendente, ossessivo-compulsivo di personalità).

7) DISTURBI PARAFILICI

Per parafilia si intende qualsiasi interesse sessuale intenso e persistente diverso da quello per la stimolazione genitale o i preliminari sessuali con adulti fenotipicamente normali o consenzienti. Un disturbo parafilico è una parafilia che causa disagio o disfunzione e/o la cui attuazione ha arrecato (o rischiato di arrecare) danno a se stessi o agli altri. La definizione di parafilia è molto ampia, tale da includere decine o anche centinaia di parafilie o disturbi parafilici la cui identificazione è associata ad ambiguità e controversie. Il DSM-5 ne descrive specificamente solo otto: i disturbi voyeuristico; esibizionistico; frotteuristico, da masochismo sessuale; da sadismo sessuale; pedofilico, feticistico e da travestitismo. Una prima possibile suddivisione riguarda le parafilie caratterizzate da attività anomale (come il masochismo sessuale) o oggetti anomali (come il feticismo). Si possono poi distinguere le parafilie che non coinvolgono vittime (come il travestitismo) da quelle che se messe in atto implicano inevitabilmente una vittimizzazione (come sadismo sessuale o pedofilia).

 

                                                                                                                                  

                                                                                                                              Dr. Med. Riccardo Pulzoni Reutemann

                                                                                                                                                                         Psichiatra - Psicoterapeuta