VOLO VIA …

(non si tratta di Fabio bensì: vorrei volare ma ne ho paura)

 

 

I motivi per viaggiare in aereo possono essere svariati: concludere un affare, visitare parenti lontani, andare a lavorare fuori, divertirsi in vacanza, conoscere nuove culture e luoghi per poi raccontare agli amici l’esperienza. E le occasioni di prendere l’aereo sono tantissime grazie anche alle offerte low cost che hanno incrementato in maniera esponenziale il numero dei viaggiatori… Quasi tutti… “ma io ho troppa paura”. Già, perché intanto non riesco a capire come è possibile che quel grosso aereoplano riesca a stare sospeso in aria. E poi quando decolla sono nelle mani del pilota… e se fosse come quel pazzo che si è volontariamente andato a schiantare con tutti i passeggeri sulla montagna? E se si guastassero i motori o trovassimo una tempesta? E se precipitassimo? E se trovassimo i dirottatori che ammazzassero il pilota? Ma soprattutto, mi sentirò malissimo per tutto il viaggio, sarò preso dall’ansia, dal panico. E come mai potrò controllarmi? Tutti mi vedranno e mi giudicheranno un pavido, un ansioso, un malato, un folle. Che stupido che sono ad aver deciso di ficcarmi in questa terribile situazione! No! Non ci andrò! Mi conviene di gran lunga evitare di prendere l’aereo. Qui troviamo tre ideologie disfunzionali già evidenziate dagli anni ’60 dal Prof. Albert Ellis, uno degli psicoterapeuti più influenti del ‘900, antesignano della terapia cognitiva-comportamentale (REBT).
La prima idea è: “se qualcosa potesse essere pericolosa o dannosa, bisognerà preoccuparsene terribilmente e continuare a pensare alla possibilità che succeda.” Così, se abbiamo una tremenda paura di prendere l’aereo, probabilmente immaginiamo che esista un’altissima probabilità che esso precipiti quando, in effetti, ve ne è uno su centomila. Anche se la nostra inquietudine, in una circostanza del genere, ha qualche fondamento reale per esistere, non ha affatto le basi irrealisticamente esagerate che noi facciamo con la nostra eccessiva preoccupazione.
La seconda ideologia disfunzionale recita: “E’ più facile evitare certe difficoltà e responsabilità piuttosto che affrontarle”.
Tale momentaneo “piacere” di evitare può portare a ore, giorni o anni di infelicità. La vita, in fondo, è attività, movimento, esperienza, emotività; e gli esseri umani si lasciano sfuggire tantissime soddisfazioni quando si concentrano ad evitare di affrontare i problemi o le situazioni stimolanti della vita.
La terza idea disfunzionale è sostanzialmente: “Io devo essere in grado di controllarmi e non essere disapprovato, altrimenti non valgo, sono un fallito”. Questo argomento è già stato trattato in altri miei scritti (leggi l’ansia e il valore personale). Come si vede, vi sono dei problemi (primari e sovraordinati) su cui abbiamo metodi, procedure e tecniche d’intervento efficaci. La paura di volare, come evidenziato dalle statistiche europee e statunitensi, è una delle fobie più in voga degli ultimi anni. In questi paesi che hanno cercato di diagnosticare su larga scala, i risultati parlano chiaro: si tratta di milioni di persone. E chi si è preso la briga di farlo? Le linee aeree, ovviamente. Infatti se si perdono i clienti, queste compagnie commerciali ci rimettono economicamente. E’ovvio che se ne preoccupano. Numerose compagnie hanno cercato di attirare nuovi passeggeri istituendo work shop, training e corsi teorico-pratici di preparazione al volo per chi ne ha paura.
Purtroppo tali suggerimenti tecnici appaiono poco funzionali. Come spesso accade in questi casi, basati sul condurre le persone ad avere più informazioni possibili sulla sicurezza del volo, facendo constatare ciò di persona, ai soggetti nel visitare gli aerei da fermi, e nel far sperimentare, attraverso simulatori di volo, le varie situazioni ordinarie durante un viaggio aereo, l’effetto è stato paradossalmente controproducente. In altri termini, ciò che avrebbe dovuto aiutare una persona a ridurre la sua paura, l’aveva addirittura incrementata. Infatti, il conoscere nel dettaglio tutte le caratteristiche degli aerei e dei voli determina addirittura un’aumentata percezione di pericolo, poiché, analizzando tutti i fattori si prendono in considerazione altri che non erano di conoscenza del potenziale viaggiatore.

CENNI DI PSICOSOLUZIONE

Molto efficaci sono nell’esperienza dello scrivente gli interventi integrati cognitivo-comportamentale e di terapia strategica per tale monofobia specifica. Verrà qui solo sinteticamente segnalata una delle varie possibilità di problem-solving.

Paradossalmente più è vicino il tempo della partenza, maggiore sarà la percentuale positiva di soluzione del problema. Dopo aver effettuato il colloquio terapeutico si concorda una due/settimane prima della partenza con il paziente di eseguire la mezz’ora di“peggior fantasia¹, focalizzata su tutto quello che sarebbe potuto accadere durante il volo. Lo stratagemma prende spunto dall’antica saggezza cinese di “spegnere il fuoco aggiungendo la legna fino a farlo soffocare”, quindi per tutti i giorni si utilizzerà la worst fantasy (peggiore fantasia) e quando si è arrivati al fatidico giorno della partenza si indicherà di eseguire alla lettera la seguente strategia “solcare il mare all’insaputa del cielo”:

“per tutto il tempo dei tuoi preparativi a casa prima e durante la partenza fino all’aeroporto tu dovrai, come nella peggiore fantasia, immaginare tutte le cose terribili e catastrofiche che potrebbero avvenire in volo.

Arrivato all’aeroporto provvederai a fare il check-in sempre concentrandoti sulle cose peggiori che potrebbero accadere. Quando arriverai nella sala di attesa prendi una penna e un taccuino e descriverai tutto ciò che averti nei passeggeri, tutti i minimi segnali di tensione o paura. Fai attenzione a quanti minimi segnali (movimenti, espressioni del viso, comportamenti), impercettibili invisibili, e trascrivibili sul tuo taccuino. Al momento dell’annuncio del volo imminente e all’apertura del gate, ti metterai in coda continuando ad osservare ed annotare tutti i minimi segnali di paura. Se avvertirai tensione nel tuo corpo annota pure quello. Continua ad eseguire il compito fino a quando salirai in aereo. Una volta seduto cerca ancora di aumentare ed immaginare le tue peggiori fantasie e scrivi tutto. Quando i motori si accenderanno e l’aereo comincerà il suo rollìo, presta molta attenzione alle persone intorno a te: è questo un altro momento cruciale nel rilevare i segnali della paura in loro. Quando l’aereo comincerà con le sue manovre di partenza, vedrai che i segnali di paura nei viaggiatori si incrementeranno, ma la massima espressione la rileverai quando l’aereo comincerà la sua ascesa. Continuerai a fare l’osservazione e trascrizione per tutto il viaggio a meno che ti sentirai rilassato. Allora, in tal caso, potrai goderti il viaggio… E quando sarai giunto a destinazione, appena sceso dall’aereo, mi telefonerai come prima cosa e mi riferirai come è andata”

Di cartoline, SMS, telefonate se ne sono ricevute da tante parti del pianeta…che felicità! Alla faccia di chi sentenzia: gli ebrei e gli psichiatri sono destinati a soffrire per tutta la vita!

Nota

1 TECNICA DELLA PEGGIORE FANTASIA

E’ una tecnica della psicoterapia breve strategica messa a punto alla fine degli anni ’80 da Giorgio Nardone per il trattamento dei disturbi fobici, delle crisi di ansia acute, delle ossessioni. Al paziente viene chiesto di isolarsi ogni giorno per 30 minuti e di cercare di portare alla mente tutte le peggiori fantasie rispetto alle proprie paure, fobie o ossessioni, sforzandosi di provocarsi più ansia possibile e di sfogare tutte le reazioni che queste gli inducono. La logica è quella paradossale: quanto più la persona cerca di prodursi volontariamente una reazione ansiosa, che per sua natura è spontanea, tanto più questa si inibisce per effetto del paradosso di “essere spontaneo”.

 

fdigiacomoIn ricordo dell’indimenticabile voce
di Francesco Di Giacomo (1947-2014) e
dei nostri incontri universitari negli anni ’80. 

Dr. Med. Riccardo Pulzoni