IL BENE E IL MALE

Voltaire non prendeva in considerazione la questione: nel senso che non esiste. È soltanto un’idea cervellotica di chi si illude che il comportamento umano sia universalmente regolato da astratte leggi etiche o morali, di giustizia e di equità, di uguaglianza od oppressione, generosità o sfruttamento, decenza o indecenza, insomma di bene o male. Ma allora che cosa sarebbe il “bene” e che cosa sarebbe il “male”? Quali sono i criteri per decretarli? Risposta difficile da dare poiché quelle supposte leggi accennate sopra servono solo a stabilire se sono stati rispettati (il bene) oppure no (il male). Si resta comunque nel vago. I comandamenti di alcune religioni hanno cercato di canonizzare i comportamenti che si devono o non si devono avere, ma non si può dire che questi tentativi abbiano avuto molto successo. E le leggi scritte nei codici si trovano più o meno nella stessa situazione, con la differenza che qui il deterrente è la condanna con le sue varianti corrette o meno, che può a sua volta oltremodo divenire un ulteriore strumento di potere. Pare che tutto si basi su una specie di accordo socio – culturale. Tanto è vero che le regole son diverse da paese a paese, da cultura a cultura.

AMICI, NEMICI E TRADITORI

Epicuro diceva: “Non è tanto l’aiuto degli amici che può darci conforto, quanto piuttosto la fiducia su loro aiuto”. E aggiungeva: “Fra tutti i mezzi che la saggezza può offrire per raggiungere la serenità, il più importante è avere degli amici”. Gli amici sono una gran bella cosa. Bisogna tenere presente anche l’altra faccia della medaglia: e cioè che si viene traditi soltanto dagli amici. I nemici non posso tradirci, essi sono coerenti nella loro antipatia, ostilità e avversione. Salvo rare eccezioni, non possiamo aspettarci che un nemico si comporti in modo corretto e cavalleresco. Per gli amici che ci tradiscono il discorso è diverso. Qui siamo di fronte a qualcuno che si comporta in modo ipocrita, vile e sleale. E che approfitterà della prima occasione per “pugnalarci alla schiena” o come si dice in U.K. “not cricket”. Entrambe le espressioni definiscono il mancato rispetto delle più comuni regole del vivere civile. Soprattutto del principio della non contraddizione. Gli esseri umani si sono conquistati quel poco di civiltà in larga misura dall’affidabilità della comunicazione. E il presupposto della comunicazione è il principio della non contraddizione. Ora, la semplice bugia è una scorrettezza più o meno grave, talvolta dannosa talora innocua. Vi facciamo ricorso tutti, e se non viene detta per turpi motivi di interesse, rende più facili i rapporti umani e può assurgere anche a livello di una certa creatività e bellezza estetica. Un repentino voltafaccia ingiustificato può essere offensivo ma non ha l’effetto destruente del tradimento. La dichiarazione “io non ti sono più amico” toglie i rapporti, abbandona, ma non inganna. Ma la dichiarazione di ostilità avverte e mette sulla difensiva, conservando almeno un minimo di fair play che invece manca a chi ignora le più elementari regole di decenza comunicativa. Un tempo le diatribe si risolvevano con un duello fra gentlemen, a viso aperto e con delle regole da rispettare, oggi si risolvono con la vile maschera della ipocrisia o del pugnale nascosto. Altra faccenda è infatti tradire la parola personale data o quella sancita dalla Costituzione. Operazione in cui viene negata una cosa dichiarata certa. Qui si vìola il principio essenziale di non contraddizione. E senza il rispetto di questo principio, qualsiasi comunicazione può significare una cosa e il suo contrario. Donde la massima confusione e l’impossibilità di orientare comportamenti, progetti, previsioni e quant’altro in base alla comunicazione. Ne consegue a questo punto che la comunicazione e il dialogo divengono praticamente impossibili e comunque inutili. Viviamo in un paese dove l’atmosfera dominante sembra quella dell’incertezza, delle promesse illusorie, della diffidenza e dell’apprensione. Tutto ciò mi convince che i problemi di ansia – depressione – ostilità aumenteranno nel tempo. Un paese dove la dominante cultura impedisce lo sviluppo di un sia pur minimo rispetto di se stessi come individui e cittadini, ed insegna ad aver paura di tutto e di tutti. Un paese dove i mass – media gonfiano le notizie più orripilanti per arruffare un po’ di lettori e di spettatori, dove politici e classi dirigenti non rispettano nemmeno le proprie leggi e favoriscono e sfruttano in modo criminoso le peggiori caratteristiche etno – antropologiche indigene; dove le poche voci d’ispirazione civile, etico e di coraggioso impegno sociale, vengono soffocate, uccise o cancellate dai vari poteri o da organizzazioni misteriose e potenti. Al governo di un popolo si dovrebbe ispirare un principio essenziale: la tutela del bene comune, la “democrazia” che significa “potere del popolo” e non quello di chi lo rappresenta e lo governa. Le aberrazioni di tale principio sono tante: cinismo, sete di potere, arrivismo, edonismo smisurato, interessi privati, disprezzo dei principi etico – sociali, sadismo e spirito di sopraffazione, narcisismo etc.
La politica che investe le sue risorse etiche su se stessa, anziché sul suo compito di “servire il suo popolo” è come una nave senza bussola che ha completamente deviato la sua rotta prefissata.

                                                                                                                                     
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”Io ci metto la faccia”

Riccardo Pulzoni