PRIMAVERA......

Anni fa, era di maggio, in una strada di NEW YORK, a un angolo di strada vidi un signore che chiedeva aiuto ai passanti. Aveva un cartello appeso al collo con scritto:

“È primavera, e io sono cieco”

Nella vita si provano dolori ed emozioni forse più forti e angosciose, più personali ed ingiuste, quel cieco rappresentò per me in un istante l’infelicità del mondo. Quale crudele contrasto con il sole e i colori dei fiori, degli occhi splendenti delle ragazze con i capelli sciolti al vento e la leggerezza dei vestiti agitati dal passo e dalla brezza che alitava nelle strade.

“Words don’t express my meanings…”

Posso solo cercare di riversarli nella compassione (cum - patire) verso coloro che soffrono, come ad esempio una persona sola, un anziano o verso i pazienti. Non si può essere l’angelo consolatore di ogni male ma si cerca di farli star meglio, con i mezzi limitati che si possiede, ma talvolta anche efficaci. So che quell’uomo cieco non guarirà con una carezza (e così gli altri che soffrono) ma si può aiutare a combattere le difficoltà. Una battaglia da lui già vinta perché ha alzato la testa e con quel messaggio ha compiuto un capolavoro di comunicazione, intelligente ed efficace, che ti prende il cuore e ti cattura l’attenzione.
Ma, forse, pur non vedendo, potrebbe godere più degli altri dei suoi altri sensi: i profumi, i suoni, le voci, la musica, il calore, i sapori e forse l’amore e la vicinanza di un altro essere umano.

“La vera sciagura non è cadere, ma è non cercare di rialzarsi”

E come lui, chiunque può difendersi dalla disperazione rifiutando di autocommiserarsi, di lasciarsi abbattere dagli eventi avversi, impegnandosi ad esaminarli da tutti i punti di vista per vedere se è possibile cambiarli o modificarli, adattandosi e integrandoli nella personale esperienza di vita.
Talvolta in modo mirabile, talvolta in modo sublime. (R.P.R.)