DIAVOLUL – PARTE QUINTA

 

 L’esorcismo cattolico come terapia sacrale antidemoniaca

L’esorcismo (1) o scongiuro è un’operazione di tipo magico mediante la quale, utilizzando formule fisse, ripetute una o più volte, accompagnate spesso da gesti e azioni, si presume di allontanare automaticamente dal corpo dell’uomo, da animali, da cose o da luoghi la presenza negativa del demonio (2). E’ presente in tutti gli ambiti religiosi, da quelli propri delle popolazioni di livello etnologico all’EBRAISMO e al CRISTIANESIMO. L’esorcismo può presentarsi anche in forma purificatoria, diretto non tanto a eliminare un male emergente e occasionale, ma destinato a purificare uomini e cose da un male che è loro connaturato e originario. Sul tema degli esorcismi risulta che in epoca patristica, ma su evidenti fonti evangeliche (quelle del Gesù esorcista), questa pratica appare per la prima volta, inserita nella liturgia battesimale al principio del III secolo, ed è applicata prima al battesimo dei catecumeni adulti, per passare, poi, a quello degli infanti. La tradizione cristiana era così una teologia e un ritualismo che esprimono la connaturalità ereditaria della presenza del demonio nell’uomo, come eredità della tentazione originaria.
Contemporaneamente, sempre su base evangelica, la guarigione dei posseduti dal demonio rappresentava, nella chiesa antica, un carisma che molti possedevano, secondo i frequenti riferimenti patristici. Anzi soltanto i Cristiani riescono a comandare nel nome del Cristo, ai demoni e a liberarne le persone. L’azione era diretta non solo contro i demoni in senso stretto e noti attraverso la testimonianza evangelica, ma anche contro le divinità dei pagani che erano considerati forme specifiche in cui i demoni si erano incarnati. Mancano, tuttavia, per l’epoca patristica vere e proprie formule di esorcismo ufficiale, ed è da presumere che la comunità non le avesse fissate e che l’esorcista avesse libertà di comporle e nell’usarle. L’invocazione nel nome di Cristo costituiva, secondo le testimonianze patristiche, il mezzo esorcistico per eccellenza (3).
Parallelamente all’uso della formula si sviluppa la gestualità e l’esorcista intensifica l’energia della sua operazione con il segno della croce e con la comunicazione del soffio o insufflamento.
Nel Medioevo la pratica esorcistica assume eccezionale importanza, sia in rapporto all’ampiezza delle condizioni morbose che venivano attribuite ad invasamento diabolico, sia in conseguenza dei enomeni frequenti di isterismo collettivo e di presunto invasamento. L’agiografia latina occidentale è attraversata da numerosi esempi di esorcizzazioni praticate da Santi, da monaci, da sante donne, e in taluni esempi sono inserite le prime importanti formule non ancora ufficiali. Per i secoli fra il V e il XII, esistono un notevole numero di moduli esorcistici che risultano, di volta in volta, dall’azione pastorale, dalla pratica ascetica, dalle iniziative antidemoniache di uomini di chiesa (4). Il demonio (DIAVOLUL in rumeno), almeno nella fase medioevale, si configura come persone reale la quale, attraverso astuzie, riesce a dominare le singole membra del corpo umano, sottraendole alle loro destinazioni funzionale e naturale. In effetti nell’ultimo Medioevo e fino alle soglie dell’epoca contemporanea, il motivo demoniaco assume, nel mondo cristiano, il valore di una delle tematiche in cui si esprime il conflitto con la realtà, il senso della colpa e il terrore del peccato e della tentazione, nel quadro di una perdita di significato dei valori più autenticamente evangelici. Ad una cultura che, carica di contraddizioni, diveniva spesso ricerca edonistica del godimento mondano, o si disgregava nella violenza e nelle guerre, l’iconografia popolare religiosa offriva, intanto, la tavola di salvataggio di immagini corpose, proponendo non più una salvezza e una riconciliazione in Dio a mezzo dell’amore, ma la minacciante presenza di un potere diabolico che invadeva il mondo e il corpo dell’uomo in fantastiche epifanie.
Quanto all’attuale utilizzazione cattolica dell’esorcismo, cioè di questa formula arcaica di magia (5), le disposizioni dell’autorità ecclesiastica circa gli esorcismi sono riportati nel RITUALE ROMANUM del 1614 e ripetuto nei canoni del CODICE DI DIRITTO CANONICO del 1917. Va fatta su questi rituali un’osservazione. Nel Cattolicesimo, come in molte altre religioni, l’invasamento diabolico è anche riferito materialmente al corpo fisico: appaiono, quindi, esorcismi che alle formule, nelle antiche liturgie, accompagnavano operazioni dirette a liberare il corpo occupato. In alcuni di questi scritti, i limiti fra dottrina esorcistica della Chiesa Cattolica e tecniche magico – popolari e occultistiche di medicina divengono molto incerti, poiché gli autori, nella preoccupazione di fornire mezzi terapeutici e antidemoniaci particolarmente efficaci, sono ricorsi alle più disparate fonti estranee alla tradizione canonica medievale (Valerio Polydorus, Girolamo Menghi). In sostanza la formula e i gesti esorcistici appaiono frequentemente come espedienti terapeutici contro malattie e disturbi attribuiti ad azione diabolica o di spiriti maligni e raggiungono il loro culmine nella liberazione dell’indemoniato o posseduto da tali spiriti, ben noto in tutte le religioni. Quasi sempre l’esorcismo è operazione affidata a persone specializzate e detentrici di un potere gerarchico e di una investitura iniziatica, stregoni, maghi, sciamani, sacerdoti, preti. Occasionalmente esso può essere operato anche da persone non qualificate professionalmente.
La tipologia universale dei metodi esorcistici non è in discussione ed è determinata dalla più alta antichità precristiana, in testi ben noti dell’Egitto, della Mesopotamia e del mondo greco – romano. Nel mondo cattolico, che ha la pretesa di porre una netta distinzione fra i propri esorcismi e quelli delle altre culture, si è rilevata negli ultimi anni una crescente rinascita di questo rituale di origine medioevale, anche in rapporto alla crescente demonologia proclamata dalle autorità ecclesiastiche. Di conseguenza, è cresciuto il numero degli operatori ufficiali di questa tecnica magica all’interno della chiesa. Si tratta di una pratica superstiziosa che presenta molti rischi e che è stato incrementato anche dalla celebre serie di film americani sul tema. Da un lato più si parla di diavolo, più cresce il numero di preti come le esibizioni teatrali del vescovo Cattolico Milingo (il quale ha applicato alle conventicole cattoliche le tecniche degli sciamani e degli stregoni dell’Africa), che praticano ufficialmente l’esorcismo, e più tale numero aumenta, più le forme psicopatiche di ossessione incrementano.

POSSESSIONE (ossessione, invasamento, estasi, entusiasmo)

 

L’esorcismo si comprende soltanto come espediente liturgico connesso con la credenza nella possessione, fenomeno che, negli ultimi anni, è entrato nel crescente interesse del pubblico grazie alle dichiarazioni papali e alle esibizioni teatrali di qualche prete “estroso”. Al centro dell’esperienza di rapporto con il demonio e al centro della relazione che il demonio stabilisce con gli uomini e gli animali si pone, nel pensiero cattolico e cristiano, il fenomeno della possessione, che, scientificamente è una forma schizoide delirante o ossessiva psicotica, nella quale il malato avverte un <essere dominato da>, <essere gestito da> in modo che l’estraneità dominante determina un dissesto psicofisico nella relazione con il mondo reale e occupando come idea fissa la mente del malato. Nel caso specifico della demonologia cristiana, il personaggio che opera la possessione è il demonio, nelle sue molteplici epifanie. La possessione è una particolare condizione personale o collettiva che si presenta come <occupazione> della coscienza e del corpo da parte di realtà mitiche estranee, rappresentate come potenze impersonali o personali (dèi, demoni, spiriti, doppi di defunti) (6). Nella possessione appaiono manifestazioni fisiologiche violente, agitazione, parossismi, convulsioni, fino a quando il posseduto entra in uno stato di immobilità che non è, come nell’ESTASI (7), assenza, catalessia, morte apparente.
Ora la confusione fra estasi e possessione, che appare spesso presso molti studiosi, si origina dalla circostanza che i due fenomeni riguardano un livello di esperienze anomale, la cui documentazione è, di per sé, molto vaga e fondata su una terminologia frequentemente approssimata. D’altra parte i due fenomeni si sviluppano spesso parallelamente, nella stessa personalità religiosa o nel medesimo ambito culturale, oppure interferiscono nettamente fra loro (8).
Nella tradizione Cattolica, l’indemoniato è rappresentato come una occupazione del corpo e dell’anima della vittima. La concorrenza di un elemento estatico – demoniaco appare, invece, nel volo delle streghe, nel quale il demonio solleva le praticanti in aria, per portarle al Sabba, che è una metafora per indicare una condizione di svuotamento del sé. Del resto la teologia cattolica fa riferimento anche a false estasi o estasi demoniache che rappresentano il versante negativo e diabolico delle estasi dei santi.
Si conoscono due tipi di possessioni:
1)    Possessione personale o collettiva;
2)    Possessione culturale o religiosa.
1 – La possessione personale o collettiva da parte di potenze negative ingeneranti il male, la malattia, la morte, assume il nome di INVASAMENTO (o possessione negativa). La possessione da parte di potenze negative appare in tutti gli ambiti culturali ed è ingenerata da esseri malefici, da spiriti di morti irrequieti, da fantasmi, e dal demonio nel cattolicesimo; da animali malefici (licantropia e uomini leopardo in Africa). Va segnalato che in presenza di questo fenomeno di psicosi ossessiva e di sdoppiamento della personalità, la pratica esorcistica può operare attraverso determinati meccanismi di suggestione che comportano il superamento della crisi psicopatologica classificata sotto il profilo religioso come possessione (9).
2 – Contro la prima si pone positivamente la possessione positiva o culturale, indicato come ENTUSIASMO, che si verifica attraverso un contatto estatico con la divinità o attraverso una discesa della divinità nel corpo dell’estatico.
La possessione culturale opera in personaggi eminenti, che appaiono come profetici, messianici e incarnazioni divine: Maometto, Zoroastro, etc. La Possessione diviene anche una forma di Iniziazione a chi si presenta all’inizio del training sciamanico, poiché assicura al posseduto di uno spirito – guida, che posteriormente rende possibili altre esperienze di possessione controllata e volontaria.

CONCLUSIONI
Va detto che il ritorno del diavolo non è del tutto negativo. Esso espone a rischi immani, legittima l’emarginazione e la violenza, apre aree che consentono al potere giustificazioni divinamente fondate. Ma diviene anche un convocarci alla presa di coscienza delle nostre condizioni, oscillanti perpetuamente fra l’impegno di fare razionalmente un mondo diverso e più giusto e la pulsione delle istintualità e del “vitale” che per secoli abbiamo mortificato e represso. E alla fine dei conti ci aiuta a non escludere che questo mondo diverso può anche essere fondato sulla vitalità che integri la ragione.

PROF ALFONSO MARIA DI NOLA
(NAPOLI 09-01-1926 – ROMA 17-02-1997)
Docente di ANTROPOLOGIA e della STORIA delle religioni

  

 

                                                                                                                                                                                         Dr. Riccardo Pulzoni
                                                                                                                                                                                                Psichiatra

 

IN MEMORIAM (01/08/17 S. Alfonso dè Liguori)


                  A 20 ANNI DALLA MORTE DELL’AMICO PROF A.M. DI NOLA             

foto 1                                               
L’antropologia culturale ha un grosso debito di riconoscenza verso questo studioso così eclettico che non amava essere stretto in un certo tipo di classificazione.
Alfonso è stato uno studioso di fama internazionale al pari di un altro illustre italiano antropologo quale Ernesto Di Martino.
La sua cultura sconfinata, spaziava dall’Antropologia alla Storia delle Religioni, alla Linguistica, alla Sociologia, Pedagogia, alla Psichiatria, all’Etnopsichiatria, alla Psicologia e alla Psicoanalisi tanto per nominare alcune delle sue competenze.

foto 2

Il suo metodo di studio, unico, originale e illuminante non isolava mai il dato religioso dalla trama dei fatti culturali all’interno dei quali quel dato si manifestava. L’interpretazione della Religione per il Maestro è stata considerata non in maniera precostituita, ma come un atto umano per controllare e dominare la presenza dell’angoscia esistenziale.

foto 3

Il giorno 17/02/97 appresi dai vari TG la sua scomparsa precoce. Una delle perdite per me più dolorose della mia vita.
Fu un grande studioso, un grande uomo, un grande comunicatore e risvegliatore delle coscienze. Per me fu affettivamente un Padre (culturale).
Pier Paolo Pasolini, tra i maggiori artisti e intellettuali del XX secolo, nella recenzione del libro “ANTROPOLOGIA RELIGIOSA” riservò notevoli apprezzamenti:
“…. Ma non credo che nessun lettore possa resistere, per una ragione o per l’altra, al fascino di queste pagine. E non ultima ragione è appunto il fatto che è sempre ben chiara la loro accanita attendibilità scientifica. Non sono certo frequenti in Italia studiosi del valore del Di Nola”
“… Tra gli apporti dell’Antropologia alla storia delle religioni, vorrei almeno ricordare: l’insegnamento antropologico ha aiutato a vincere e a vanificare la grave tara etnocentrica e culturocentrica e, nella fattispecie, la violenza immorale (in Italia) del neoidealismo e del crocianesimo, che portano alla negazione della comprensione di ogni uomo (non occidentale) come portatore di diversità e di alienità” (TEMPO ILLUSTRATO 27/09/74)

foto 4
Non mi resta che ricordarlo con un breve filmato della T.V. nazionale con il prete esorcista ERNESTO BALDUCCI rimasto alla storia riguardo a quelle che Alfonso chiamava la non religiosità di quelle Madonne affette da “diareee o mestruazioni di lacrime”, Cassandre di negatività invece di essere annunciatrici di amore e di positività che l’uomo ricerca nel conforto religioso.

“L’antropologia mi ha insegnato quella che chiamo “la grande tolleranza”, confortando e rafforzando la mia apertura laica a riconoscere il diritto di ognuno a professare le proprie idee, purché non offendano quelle altrui. Sono un laico alla Voltaire, rispetto ogni confessione religiosa che non leda la dignità umana. In questo senso, ogni laico è un uomo religioso”.

POST-SCRIPT
Il nostro affettuoso ricordo è manifestato dall’impegno spontaneo che ognuno di noi, a suo modo, cerca di non far passare nell’oblio del tempo quegli originali studi e quelle argute intuizioni del Maestro.
Ireneo con la moglie Maria e la loro figlia Sara (quest’ultima chiamava Alfonso quando era bambina con il termine DADDO);  i due Riccardo: il primo medico radiologo e rabbino capo della Comunità Ebraica di Roma, l’altro Psichiatra; Emiliano e sua figlia profondi studiosi e docenti di antropologia, gli allievi più stretti: Rosa, Gianni, Erberto, Claudio, i due colleghi Tommaso e Roberto e tanti altri (mi perdonino l’involontaria dimenticanza gli altri amici) sono sempre vicini al Maestro affinché il suo messaggio di libertà e di cultura non venga affossato dall’ignoranza prepotente delle forze “diaboliche” di ogni tipo di potere.

“Caro Alfonso  mit liebe”

 

NOTE     

1)    Dallo stretto punto di vista della tipologia storico – religiosa, l’esorcismo si pone come rito difensivo o apotropaico, squisitamente magico, a mezzo del quale si eliminano dalle persone e dalle cose le situazioni negative che ostacolano la pienezza vitale. E’ ereditato dal Cristianesimo come nome tecnico della tarda tradizione classica, dal greco EXORKIZO, <far giurare>, <scongiurare>, che corrisponde etimologicamente al latino ADIURATIO e all’italiano SCONGIURO. A differenza della benedizione, che prescinde dall’eventuale presenza di situazioni negative nella presenza o nella cosa cui è diretto, e a differenza della maledizione, che è destinata a determinare nell’uomo o nella cosa tali situazioni, l’esorcismo opera sempre nel quadro di male e di limitazione esistenziale emergenti, avvertiti come reali e attuali.
Libera, perciò, da malattia, impotenza sessuale, mala sorte, disgrazia, di uomini e di animali, quando siano provocati dal diavolo. La causa delle situazioni negative, e cioè la rappresentazione mitica del diavolo nelle diverse religioni, si immagina penetrata fisicamente e materialmente nella persona, nell’animale, nella pianta, nell’oggetto maleficiati. Nelle credenze dei popoli cosidetti primitivi, la causa viene di volta in volta diagnosticata in dei, demoni, spiriti, fantasmi di defunti, mentre nel Cristianesimo ci si riduce ad un’unica causa, individuata nel demonio e nelle sue molteplici manifestazioni.
2)    Opera, perciò, nei riguardi di situazioni presenti negli uomini (malattie, impotenza sessuale, sterilità, rischio di morte etc.) o negli animali (morie, sterilità, resa insufficiente dei prodotti, azione negativa da animali con caratteristiche demoniache), o nelle cose (impurità della terra, del fuoco, dell’acqua, dell’aria; cariche negative nei fiumi, nella vegetazione, nelle bevande etc.). Il caso più notevole di tale concezione negativa della realtà naturale e umana è dato proprio dalla tecnica esorcistica medioevale, nella quale un’ampia serie di esorcismi – benedizioni, diretti ai fenomeni atmosferici, agli animali, al pane, al vino, agli alimenti etc., presume che in queste realtà operi PER NATURAM la forza demoniaca.
3)    Posteriormente si rileva un ampliamento dei nomi invocati: i patriarchi dell’Antico Testamento (Abramo, Isacco, Giacobbe), quelli ebraici di Sabaoth e Adonai, quelli degli angeli Michele, Gabriele, Raffaele.
4)    Nel X secolo, si hanno peraltro i primi notevoli accenni alla formazione di una liturgia esorcistica per curare i malati e i posseduti (CODEX VINDO BONENSIS PALATINUS 1888).
Lunghe formule di esorcismo inserite in liturgie ecclesiastiche appaiono, per il VII – VIII secolo, nel MISSALE GALLICANUM VETUS; per il IX secolo nel CODICE 15 della Biblioteca del Capitolo del Duomo di Köln; nel CODICE MONACENSE LATINO 17 027. Un intero ORDO LELEBRANDUS SUPER EUM, qui a spirito IMMUNDO VEXATUR, della metà dell’XI secolo, è nel LIBER ORDINUM di Silos.
Le formule esorcistiche erano sviluppate secondo uno schema più o meno consolidato. Contenevano un’invocazione ai nomi dei potenti, una ingiunzione al demonio di abbandonare la vittima, una minuta indicazione delle varie parti del corpo che si presumevano invasate e, in alcuni casi, il riferimento su precisi passi evangelici che narravano esorcizzazioni compiute da Gesù o da santi.
5)    Si rende opportuno offrire una possibile e comprensibile definizione della MAGIA proprio perché essa si identifica spesso con le stesse superstizioni ed è, in fin dei conti, una forma particolare della mentalità umana che regola taluni comportamenti fin dall’origine dei tempi e tuttora resiste all’interno della civiltà neocapitalistica e consumistica.
Riferendoci al termine e alla mentalità, ambedue presenti nel nostro mondo, fin dall’epoca in cui nella storia dell’Iran antico appare una classe sacerdotale di Magi, connesso forse al termine di <potenza>, <potere>. I comportamenti magici resteranno simili per tutte le epoche e per tutti i luoghi e riflettono l’idea che l’uomo possa agire realmente sul mondo esterno modificandolo attraverso operazioni di tipo automatico, con formule, esorcismi, rituali, incantesimi etc. In altri termini la differenza di fondo fra religione e magia è che nella prima sussiste la credenza in un mondo soprannaturale cui ci si affida con senso di dipendenza creaturale, mentre nella seconda appare soltanto la volontà dominatrice dell’uomo, libera da ogni istanza morale e da ogni senso di dipendenza dal divino. Per spiegare meglio tale diversità basterebbe osservare la distanza fra l’uomo che prega e l’uomo che compie un’azione magica: il primo, attraverso le parole della preghiera, dichiara il suo affidamento al dio in cui crede e richiede assistenza e protezione, mentre il secondo, attraverso la formula e i rituali, domina il suo dio, può trasformare una realtà in un’altra, creare e distruggere, provocare guarigioni, malattia e morte. Il primo, per ottenere ciò che chiede, deve essere in uno stato di grazia e di purezza che lo rende gradito al suo dio, il secondo deve soltanto aver conoscenza del modi precisi secondo i quali la formula va recitata o l’atto magico va compiuto, e l’efficacia della formula e dell’atto sarà ottenuta anche se l’operatore è carico di peccati e di colpe.
Ogni comportamento religioso può assumere degli aspetti tipici di quello magico: la quale reversione si chiama <magificazione> della religione.
Nel Cattolicesimo, per esempio, la recitazione di una preghiera che coinvolga tutta la tensione emotiva e cognitiva dell’orrante il quale si ferma sul significato delle parole di essa e sul suo valore di veicolo verso la divinità, è un atto squisitamente religioso. Si trasforma in atto magico quando la preghiera viene recitata in latino, quando gli stessi termini contenuti nella preghiera non erano più compresi dal popolo ed essi erano ripetuti soltanto nell’idea che in qualche modo agissero automaticamente sul piano del divino costringendolo a ciò che si voleva. La mentalità magica appartiene anche a un periodo dell’età infantile, quando i bambini, immersi nel loro mondo sognante, credono di poter modificare la realtà esterna con la sola forza della loro volontà.
Precarie e superficiali sono le classificazioni dotte che distinguono la cosidetta magia bianca da quella nera, la prima diretta a produrre effetti benefici, quali la guarigione di un malato o l’amore di una persona, la seconda diretta a produrre male e distruzione e identificata, di fatto, con la stregoneria.
6)    La caratteristica storica del fenomeno sta nel fatto che l’immagine delirante che determina l’essere posseduto ha sempre valore culturale che appartengono alla persona o al gruppo coinvolto. Così che un quadro fenomenologicamente e funzionalmente analogo presso molte etnie e tradizioni religiose si specifica di volta in volta, come complesso di elementi culturalmente determinati: la possessione cristiana, quindi, non poteva non avere che il diavolo al centro della sua elaborazione.
7)    Fra possessione e estasi, che spesso si presentano parallelamente e si confondono, vanno poste precise distinzioni. L’ESTASI è, nel suo significato genuino, un uscire dall’anima, dallo spirito, della presenza vitale da sé, in forma di esperienze molto varie che si riferiscono a un <viaggio dell’anima> verso il cielo e le figure divine o verso il mondo ipoctonio e le figure infere, ovvero appaiono connesse a semplici peregrinazioni e spostamenti dell’anima, o anche alla realizzazione di un rapporto unitivo con la divinità personale, come avviene nello sciamanesimo e nelle mistiche. Il corpo fisico dell’estatico <resta vuoto>, è svuotato, è privato della presenza vitale, quasi come se temporaneamente fosse morto; mentre la sua anima <viaggia>, l’estatico resta immobile, in una rigidità dei movimenti che ricorda la catalessia.
Nella POSSESSIONE, il corpo fisico è, invece, occupato da una diversa realtà, da una manifestazione concreta della potenza, che può determinare reazioni fisiologiche violente, agitazione, parossismo, fino a quando il posseduto entra in uno stato di immobilità, che non è, come nell’estasi, assenza, catalessia, morte apparente. Nella raggiunta immobilità, quando vi sia, la presenza estranea opera, parla, si rivela, si muove attraverso le strutture fisiologiche dell’individuo posseduto. In sintesi: l’estasi è un <salire dell’anima> un dirigersi al di fuori di sé, laddove la possessione è <uno scendere della potenza>, positiva o negativa, dell’anima.
8)    In certi casi, ad es., la possessione come occupazione dell’anima da parte di una potenza presente, appare preceduta da forme di estasi, di <svuotamento> dell’individualità fisica, poiché possa essere fatto lo spazio materiale che dovrà essere occupato dalla forza estranea. Molte volte, riferendoci ad alcune culture arcaiche e primitive, parliamo di <fuga dell’anima>, di <rapimento dell’anima> come eventi cui seguono la malattia, l’indebolimento o la morte, possiamo presupporre l’emergenza di una condizione di <assenza> paraestatica della personalità, che rende possibile l’entrata del demone o della sostanza determinanti la malattia. Anche nei fenomeni tipicamente estatici, come quello sciamanico, i quali appaiono fondati su una precisa mitologia di <uscita dell’anima> e di viaggio dell’anima attraverso i piani cosmici, può avvenire, e di fatto spesso avviene, che lo sciamano estatico si comporti come il posseduto. Secondo il quadro mitico – rituale egli, nel realizzare la sua esperienza, trasferisce la sua anima fuori di sé, in un mondo diverso, e, al ritorno del suo viaggio, rientrando in sé, riferisce le proprie esperienze. Ma accade anche che, nel corso dell’estasi sciamanica, improvvisamente egli parla, si muove, trasmette rivelazioni e, in conseguenza, agisce secondo forme che sono proprie della possessione e denunziano la presenza della potenza nel suo corpo fisico.
9)    Nel Cristianesimo le credenze nella possessione negativa appare già negli Evangeli. Celebre è l’episodio di Gesù che libera un ossesso da una legione di demoni e li trasferisce nei porci. Nel Cattolicesimo la possessione, ora risorgente, è alla base di una vera e propria demonopatia ossessiva che nei secoli ha dato origine a numerosi espedienti di esorcismo, a trattati di teologia pseudoscientifica, a processi e persecuzioni contro i presunti indemoniati. La stessa superstizione ha comportato nei secoli vere e proprie epidemie di possessione per contagio psicologico. Si segnalano alcune tecniche di possessione che sono al centro di veri e propri contesti religiosi. Nei culti afrobrasiliani gli adepti entrano in uno stato di agitato invasamento quando vengono posseduti dai propri dei ancestrali, con rituali diversi in rapporto ai singoli movimenti magico – religiosi (Catimbò, Cabula, Macumba, sette spiritiche di UMBANDA). Analoghi fenomeni si presentano nel VODOO haitiano nei quali confluiscono elementi culturali indigeni africani, elementi cattolici e componenti tratte dalla storia laica francese. Nell’area cristiana, i fenomeni psicopatologici non sono presenti soltanto nella possessione ma appaiono come esperienza propria di alcune confessioni, come quella dei Pentecostali protestanti e cattolici, i quali pretendono che lo Spirito Santo li inabiti nelle loro riunioni e, parlando lingue sconosciute, attraverso di loro consente di compiere guarigioni e miracoli.